Le streghe di Salem (Rob Zombie, 2013)

15/05/13 9:45 AM

Una DJ della cittadina di Salem riceve il disco de “I signori”, un inquietante vinile che presto la porterà al delirio… Leggi tutto »

Marylin Manson – Born Villain-2012

12/05/13 6:33 PM

BornVillainBorn Villain, nato cattivo, carogna, delinquente. Il senso programmatico è tutto lì, già dal titolo: sovvertire, mostrare il lato orrido di una società che cerca ostinatamente di sembrare perfetta, tranquilla e rassicurante. Si tratta dell’ottava uscita ufficiale dei Marylin Manson, la band dell’antichrist superstar, da anni al centro di discussioni, polemiche e sterili frecciate che solitamente, da un lato, lasciano il tempo che trovano, mentre dall’altro esaltano esclusivamente la componente visuale dell’artista, a pieno discapito di quella musicale. Un vero peccato, di fatto, perchè Manson – in uno dei suoi dischi a mio avviso più compatti oltre che significativi – cita apertamente le sue influenze musicali, che vanno da brani oscuri e semi-acustici (la title-track) passando per l’elettronica più disturbante (Children of Cain), facendo anche visita dalle parti dei Christian Death (“The gardener” evoca pesantemente, nel giro di basso come nel feeling generale del brano, “Figurative Theatre” della band di Roger Alan Painter) e pervengono ad uno stato mentale nel quale, di fatto, diventa impossibile identificare un vero e proprio genere. Industrial, elettronica, punk, post-punk e chissà che altro. “Born Villain” è una sassata nell’occhio più conformista della società, e questi probabilmente anche solo per il fatto di non farsi catalogare da un genere predefinito, bensì per essere, molto più direttamente e senza controllo del passato, Marylin Manson. Grande stile, grande personalità, quindi, per un disco che risente forse come unico difetto di una componente già sentita, che i fan che conoscono meglio il musicista non potranno non osservare. L’accoppiata tra la bellezza accattivante della Monroe e la cinica crudeltà di Charles Manson pone l’occasione al buon (!) Brian Hugh Warner di mettere in discussione un assunto, per così dire antropologico: che influenza possiede l’ambiente in cui si cresce, la società e via dicendo, nel formare un individuo cattivo? Nei testi del disco il messaggio che traspare, per quanto in forma piuttosto criptica, sembra essere proprio questo. “Born villain“, lanciato dai due singoli “bombe ad orologeria” “No Reflection” e “Slo-Mo-Tion” (due mazzate multi-sfaccetate degne del Manson anni 90, per quanto nemmeno troppo originali), e che si declina anche attraverso splendidi brani come la soffertissima “Breaking the same old ground” (anche qui di ispirazione più dark rock che industrial). Quello che emerge dopo un paio di ascolti del disco, di fatto, è l’idea di una band parzialmente rinnovata, che ha trovato forza e volontà di esprimersi attraverso nuovi linguaggi sonori, e veicolando i propri messaggi in modo diretto, selvaggio, urlante e ricco di sonorità moderne e morbose. I Manson continuano ad essere snobbati da buona parte del pubblico “alternativo”, ma meritano comunque le attenzioni del Corriere della Sera che, di recente, ne ha decretato più o meno “autorevolmente” la sconfitta (“Il lupo è diventato agnello“). Nutriamo forti dubbi in merito: le idee musicali insite dietro “Born Villain“, forse uno dei dischi meglio concepiti e più autorevoli della sterminata discografia della band, sembrano semmai mostrare l’esatto contrario. Ma forse è meglio, come sempre, farne esclusivamente un discorso di immagine ed illudersi di conoscere (e poter giudicare) Manson esclusivamente per quanto possano disgustare le sue ben note (fin troppo) performance visuali.

Smiley (M.J. Gallagher, 2012)

12/05/13 3:34 PM

Una timida matricola si affaccia sul mondo del campus entrando in contatto, almeno apparentemente, con un inquietante serial killer: Smiley sembra operare attraverso una videochat anonima attraverso la triplice ripetizione di una sorta di parola d’ordine (“l’ho fatto per divertimento“).

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Ministry – Houses of the molè (2004)

2/02/13 2:02 PM

6100360GFAL._SL500_AA300_Ennesimo album tritatutto dei Ministry di Al Jourgensen che, a quanto ne sappiamo, desidera tributare il classico “Houses of the holy” dei Led Zeppelin e, al tempo stesso, utilizza il gergo messicano (“molè”) per fare riferimento all’oro nero, il petrolio, causa di molteplici mali e sofferenze sul pianeta terra. Per quanto questa asserzione possa suonare vagamente banale al giorno d’oggi – quasi l’ennesimo “uovo di Colombo” – “House of the molè” è uno dei dischi più spinti dei Ministry, oltre ad essere uno di quello che hanno subito più strattoni in senso puramente metal. In un certo senso, quindi, anche se questo disco non fu certo il solo a prendere questa piega, “Houses of the molè” eredità parte del feeling sinfonico e feroce presente nel capolavoro “Anthems from the welkin at dusk” degli Emperor coniugandolo, ovviamente, in chiave decisamente più elettronica, violenta e cibernetica.

Jourgensen asseconda, in questo CD, ancora una volta la propria personale ossessione artistica contro la figura di George Bush, all’epoca presidente degli Stati Uniti ed al centro di numerose polemiche e contestazioni come figura senza scrupoli, guerrafondaia ed affarista. I singoli brani, accomunati dall’iniziale lettera “w”, testimoniano in modo sconnesso e virulento questa attitudine: NoW è assolutamente devastante nel suo concepimento, si presenta come un thrash metal veloce e violento, forse come non mai prima nei Ministry: arriva qui, peraltro, a campionare i “carmina burana” di Orff adeguandoli al sound spudoratamente thrash-apocalittico che caratterizza l’album. Pezzi come World, invece, sono più dichiaratamente orientati a suonare come industrial (metal) nel senso (ri)definito da Marylin Manson in Antichrist Superstar. WTV, forse una delle traccie più controcorrente rispetto al resto del CD, più autenticamente industrial e spudoratamente elettronico, non dimentica le origini del proprio sound – chi ricorda l’elettro-pop di Twitch? – ma si coniuga nella pratica per oltre metà brano come un ricampionamento di un brano speed-thrash metal tiratissimo e violento. Probabilmente non si tratta di uno dei migliori dischi dei Ministry in assoluto per quanto, di fatto, di uno dei più “accessibili” al pubblico che non li conosce (per quanto questo termine sia chiaramente, nel caso della band, un abuso di linguaggio).

Django Unchained (Q. Tarantino, 2012)

28/01/13 10:03 AM

1858, “da qualche parte nel Texas”: Django viene venduto come schiavo al dottor King Schultz, un singolare personaggio che si rivela un cacciatore di taglie di nazionalità tedesca. I due stringono una singolare alleanza per perseguire i propri rispettivi scopi, mentre il protagonista va alla ricerca della moglie scomparsa… Leggi tutto »